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L’Unisa che vorrei

CAMPUS

Salerno: città europea. Il campus di Fisciano come quelli della California. Che sogno, sono un cittadino del mondo!

Nella mia università le strutture sono tante, talmente tante che trovo interessante studiare la relazione accessibilità dei servizi- numero di studenti dal punto di vista autenticamente matematico: si tratta di un’inconfondibile proporzionalità inversa.
Sappiamo che il soddisfacimento dei bisogni primari è cosa superata. Parliamoci chiaro: viviamo nel 2015 e qualcuno lì fuori avrà sicuramente brevettato un intelligentissimo sistema per fare a meno di pranzare, o andare in bagno nel corso della giornata. In ogni caso, considerata l’avanguardia del nostro campus, noi studenti siamo estremamente fortunati perché non abbiamo neanche bisogno di contattare questo strabiliante scienziato, dal momento che i nostri tempi “morti” sono così compressi da concederci di testare questo brevetto senza dover spendere un solo euro! Quelli, piuttosto, è bene conservali per pagare le multe che il vigile di Fisciano lascia appiccicate al vetro delle nostre automobili perché abbiamo parcheggiato fuori dalle linee bianche, gialle, verdi, arancioni, rosse. Ragazzi, ma con tanti posti liberi, proprio sul muretto dovete parcheggiare?! Ascoltate me, non è difficile: ho avuto la fortuna di entrare con tutta tranquillità in uno dei numerosissimi parcheggi per studenti e trovare posto proprio vicino alla mia facoltà. Vi ripeto, non è difficile per niente: la cosa fondamentale è impostare la sveglia almeno 3 ore prima del sorgere del sole e vi assicuro che non avrete mai problemi di parcheggio.
A una levataccia del genere, naturalmente, è consequenziale il rito del caffè con almeno quattro bustine di zucchero e un pizzico di OKI (quel tanto che basta per placare il mal di testa che minaccia di far esplodere le meningi). E quale posto migliore se non il bar per riprendersi? Infatti eccomi qui, in fila, ad aspettare il mio turno, incastrato in una colonna di persone che polemizzano addirittura sui trasporti.
– Sai stamattina ho aspettato il pullman per ben 80 minuti!
– Non posso crederci, davvero? Da dove vieni?
– Ma da Salerno, città europea!
Esagerare così tanto e buttare fango sull’efficientissimo sistema di trasporto è un’azione ignobile e cattiva e non trovo una sola cosa da rimproverare.
– Quando prendo l’autobus d’inverno mi si atrofizzano le dita dei piedi.
– Deve far molto freddo da dove vieni.
-Hai ragione. Vietri sul mare è una nota località sciistica.
Quanta arroganza. É intollerabile! Esco e mi dirigo verso la biblioteca. Rimedierò lì un cappuccino al cioccolato.
Che posto fantastico! Mi ricorda il labirinto del minotauro (spero soltanto di non trovarmelo davanti all’improvviso). Penso di sentirmi perso, raggiungo la prima uscita ed esco.
Sono già le 10 del mattino e a breve ho lezione, ma posso raggiungere l’aula in tutta calma e tranquillità: le aule sono ampie e contengono fino a 200 posti, cosa dovrei temere? Entro in aula e mi chiedo se è giusto l’orario delle lezioni che ho in mano: non solo i posti a sedere sono tutti occupati, ma vedo ragazzi che difendono gelosamente la propria sedia, tirata via ingiustamente da qualche laboratorio. Di chiaro ci è poco e nulla meglio chiedere in segreteria qualche informazione in più. La segreteria è il posto migliore del mondo perché riesce sempre a trovare tutte le soluzioni a tutti i problemi. Mi piace molto fare la fila in segreteria. É come la fila della salumeria: prendo il numeretto, aspetto il mio turno e faccio le mie ordinazioni e puntualmente torno a casa con due etti di mortadella e non di salame, perché chi si trova dentro al bancone è profondamente assorto nei propri pensieri tanto da non considerare importante la mia richiesta.
Nei pressi della segreteria mi imbatto in un bagno ed entro (sebbene questo mi faccia sentire davvero in colpa, perché sto decidendo di non partecipare al programma d’avanguardia). Trovare un bagno degno di essere chiamato tale è un impresa epica. Tra porte rotte, bagni sporchi, lavabi non funzionanti, fanno rimpiangere le toilette dell’autogrill.
Assolutamente sdegnato, esco all’aria aperta (non per fare i bisogni) e mi siedo su una delle panchine in ferro, assolutamente isolate dal resto. Da qui si ha la visione quasi integrale della successione di edifici che compongono il campus. È una gioia per gli occhi: non ho mai visto tanti colori così eterogenei rincorrersi come un quadro di Pollock, passare dal grigio topo all’azzurro pallido, che esplosione di gioia, solo per i tifosi del Napoli.
Guardo l’orologio. Sono in orario per seguire la lezione del pomeriggio (ho saltato il pranzo: l’interminabile fila alla mensa è coerente con il programma d’avanguardia cui ho parlato all’inizio). Che sorpresa inaspettata: è vuota. Mi siedo in prima fila al centro. Tengo molto a fare una buona impressione al professore. Trascorre un quarto d’ora, poi mezz’ora, infine un’ora. Sono così fortunato che nessuno sia entrato dopo di me, peccato che manca anche il professore.
Il sole tramonta alle spalle delle montagne, mi ricorda un quadro impressionista.
Cala il buio e vengo rumorosamente cacciato dall’aula.
– È tardi e l’università deve chiudere!
Ma sono solo le nove di sera ed ho ancora tanta voglia di studiare! Non posso cenare al campus perché quest’ultimo partecipa al progetto di risparmio energetico mondiale, per cui il servizio della mensa resta attivo il minimo indispensabile, quindi mi dirigo verso la macchina. Supero lo slalom di cantieri e sacchi di immondizia – che vi assicuro alle 9 di sera ricorda la periferia di Detroit – ed arrivo alla macchina… Et voilà. Trovo sul parabrezza il fatidico foglietto. Il comune di Fisciano mi ringrazia di aver parcheggiato dove non dovevo, ma per fortuna sono stato previdente: ho risparmiato i soldi del pranzo!
Fortunatamente sono uno studente attivo, ci tengo molto alla mia Università, e quotidianamente segnalo le inefficienze agli organi competente tramite la mia associazione di Facoltà, STUDENTINGEGNERIA.

StudentIngegneria

Cricca Stuart

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